Lo standard di lavoro del bracco italiano

Cesare Bonasegale

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Lo standard di lavoro ha visto il suo ultimo aggiornamento nel 2011, dopo un’attesa di 12 anni per l’approvazione da parte dell’ENCI. Prima di allora era in vigore quello del “Pastrone”, datato 1937

Correva l’anno 1999 ed io ero Presidente della SABI: lo Standard di lavoro del Bracco italiano era ancora quello redatto da Giovanni Pastrone datato 1937, che – salvo per un dettaglio – andava ancora bene, ma con un po’ di buona volontà poteva essere leggermente ammodernato.

giovanni pastrone
Giovanni Pastrone

E fu così che con l’assistenza del consiglio Direttivo in carica, provvidi a redigere una versione aggiornata dello standard di lavoro del bracco italiano che inviai all’ENCI. La premessa era che doveva essere una lieve modifica nel primo paragrafo e l’elisione di alcune parole o frasi in altri paragrafi. Ebbene: ci credereste? Solo agli inizi del 2011 quella revisione dello standard di lavoro venne stata approvata dall’ENCI.

Ci son voluti ben 12 anni!!! E capirei se la versione approvata avesse avuto bisogno di modifiche sostanziali rispetto alla versione da me redatta. Invece no, è sempre quella, salvo l’ulteriore eliminazione di alcune frasi dello standard originale che io avevo lasciato, e quisquiglie che – per rispetto al Pastrone – avevo evitato di modificare (del tipo “gradualissimamente” del Pastrone che io avevo fatto salvo e che ora è diventato “gradualmente”).

Come ho detto all’inizio, l’unica vera modifica necessaria era contenuta nella prima riga dello standard di Pastrone relativa alla descrizione del trotto del Bracco italiano che era definito “lungo e serrato”, dove “lungo” poteva suonare in contraddizione con “serrato”, a meno che serrato volesse dire “veloce” (ed allora tanto valeva definirlo “lungo e veloce”). Perché il trotto serrato di un Bracco italiano – fatto di una rapida successione di passi brevi – non è quello tipico della razza, che invece deve essere veloce in virtù di sgambate lunghe e possenti che determinano una prolungata fase di sospensione dei quattro arti.

Però per non arrischiare di addentrarmi in tortuose dissertazioni da parte dell’ENCI, non ritenni il caso di entrare in descrizioni sofisticate e mi limitai di fatto ad eliminare quel “serrato” che era sbagliato e che in passato aveva indotto alcuni ad un’errata interpretazione dell’andatura del nostro bracco. Purtroppo invece nulla è detto sul riporto del bracco italiano, una lacuna per la quale faccio pubblica ammenda ed alla quale gli attuali revisori non hanno posto rimedio.

standard di lavoro del bracco italiano
Foto di Fabio Poggi

Lo standard di lavoro del bracco italiano aggiornato al 2011

L’andatura è di trotto lungo e veloce, ammessa qualche fase di galoppo, giustificata da situazioni oggettive. Ma l’andatura di rigore, quando affronta il quesito olfattivo, è di trotto. È un’andatura vivace e redditizia che si svolge in diagonali quasi sempre rettilinee di un centinaio di metri di lunghezza ed anche più ben spaziate e comunque con cerca ed azione sempre adeguate al terreno da battere.

È evidente che in lui la preoccupazione del compito olfattivo è in primissimo piano e la cerca diligente è allietata da un moto trasversale quasi continuo della coda. Il portamento sarà ben eretto, con collo poco proteso, per avere alta la testa.

Entrando in un lieve effluvio, il Bracco Italiano rallenta gradatamente l’andatura e rimonta verso l’origine presunta con grande prudenza, testa alta come sopra descritto, senza altra manifestazione se si eccettuano le orecchie erette al massimo e la coda immobile, un po’ cadente.



Accortosi che si tratta d’un falso allarme, senz’altro prosegue, riprendendo il portamento e l’andatura abituale. Se per contro s’avvede che l’effluvio porta al selvatico, rallenta sempre maggiormente, così che gli ultimi passi sono lentissimi, tastando spesso con la zampa prima di posarla, come per temere di far rumore.

Quando ferma irrigidisce la coda, risollevandola. Questa in ferma ed in cerca è portata orizzontale o leggermente più bassa o leggermente più alta.

bracco italiano in ferma
Foto di Fabio Poggi

Il portamento nell’assieme è nobile, imponente, vigile, ma calmo, ben eretto e lievemente proteso in avanti, il collo un po’ montante e la testa eretta, con canna nasale rivolta verso il basso.

Se durante la cerca taglia una zona d’effluvio che lo rende certo della presenza del selvatico, rallenta immediatamente e – prendendo nel portamento generale un atteggiamento simile a quello della ferma, solo con il collo un po’ più proteso e la coda un po’ più bassa – compie la “filata” a rallentamento graduale sopra descritta, seguendo la retta che lo unisce al selvatico.

Talvolta questa filata è preceduta da un breve arresto, ma ciò non è desiderabile. Quando poi si sente d’improvviso a ridosso del selvatico ferma di scatto, restandosene il più delle volte eretto, o con gli arti un po’ flessi e la testa rivolta verso il selvatico. Eccezionalmente s’accoscia in pose contorte.

Quando il selvatico tenta di mettersi in salvo pedinando, il Bracco Italiano lo guida a vento, dominando sull’emanazione diretta, mettendosi in moto gradualmente; e così procede con la massima cautela, mantenendosi sempre nella tensione della ferma.

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Egli ripete insomma l’azione della filata, prudente, ma decisa, senza tentennamenti. È evidente che, dominando sull’emanazione e mantenendosi il più possibile a distanza costante, condiziona il suo avanzare a quello del selvatico. E quando questo, favorito da speciali condizioni di terreno, si abbandona a fughe precipitose, sa dimostrare che la somma prudenza che lo caratterizza non gli impedisce di essere inseguitore tenace e serrato. In questo caso, sentendosi eventualmente d’improvviso a ridosso del fuggitivo, può venire a ritrovarsi nella circostanza di dover fermare bruscamente.

Tra le caratteristiche del Bracco Italiano vi è pure quella di avere un ottimo collegamento con il conduttore. La sua natura calma e riflessiva si presta inoltre a condizionare il lavoro alle più varie circostanze, così che può restringere le azioni sopra descritte, corrispondenti alle migliori condizioni di selvaggina e d’ambiente, in una cornice più ristretta che sia imposta da momentanee necessità.

Particolarmente versatile,si trova a proprio agio con qualunque tipo di selvaggina ed in qualunque terreno.

Cosa manca nello standard di lavoro del bracco italiano?

Non trovo pertinente l’apporto dell’ultima frase che attribuisce particolare versatilità al Bracco italiano, perché tutte le razze da ferma solo ugualmente versatili e l’eventuale predisposizione per un tipo di selvaggina è sempre un fatto individuale, non relativo alla razza. Nello standard del Pastrone, nella mia proposta revisione del 1999, e nella ver­sione approvata nulla è detto sul riporto naturale di cui il Bracco italiano deve essere dotato. Ed è una grave lacuna di cui sono anch’io responsabile. Mi appello quindi agli Organi competenti affiché venga posto rimedio.

Foto di Fabio Poggi
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