Il carattere del bracco italiano

Massimo Scheggi

carattere del bracco italiano

Analizziamo in dettaglio il carattere del bracco italiano con particolare riferimento alla personalità

Una volta, ad un’esposizione canina di Firenze, Marco Boccetti, veterinario braccofilo, mi chiese: «Si parla tanto del particolare carattere del bracco italiano, diverso rispetto agli altri cani da caccia, ma insomma questo bracco italiano carattere com’è?». La domanda sul momento mi lasciò un po’ interdetto e impreparato.

Perché è vero, se ne discute tanto del carattere del bracco italiano, senza tuttavia mai indicare la «personalità» del nostro beniamino. Ovviamente ciascun soggetto ha la sua particolare, ma esiste anche una «braccheità», un’essenza del bracco e sono convinto che questa è più fissata che in altre razze, non tanto perché la nostra è più antica, quanto perché esiste più consanguineità fra soggetti che magari nel soma e nel lavoro possono sembrare diversi, ma in sostanza hanno simile modo di comportarsi, proprio perché molti sono i parenti in comune.

Massimo Scheggi
Massimo Scheggi con Astra in Ungheria.

Atteggiamenti particolari, modi bizzarri di far festa, dolcezza di sguardo e di effusioni ricorrono uguali da generazione a generazione e rappresentano come il marchio di fabbrica della razza.

Cosa dice lo standard di razza in merito al bracco italiano carattere?

Intanto lo standard parla di fisionomia seria, mansueta e intelligente. Aggiungiamo che il bracco italiano è cane bonario, affettuoso, attaccatissimo al padrone, in una parola amorevole. Le femmine esprimono ancora di più, al massimo grado, queste caratteristiche e forse è proprio per questo che le preferisco.

Che il carattere del bracco italiano sia bonario, sereno, tranquillo, pacioso, lo si deve vedere subito dallo sguardo. Se gli occhi non riescono ad esprimere questi sentimenti, al cinofilo come al profano, siamo di fronte ad un soggetto che non rappresenta appieno la sua razza. Sarà magari ottimo cacciatore, avrà altre buone doti, tuttavia non sarà soggetto tipico.

Lo sguardo del bracco italiano è la finestra sul carattere

L’importanza dello sguardo è d’altra parte ritenuta fondamentale da molti braccofili, tanto che lo stesso Paolo Ciceri vi ha basato non soltanto una caratteristica fondamentale di razza, ma addirittura di allevamento:

Se lo sguardo è dolce si possono dormire sonni tranquilli, se non lo è usare prudenza ad adoperare il cane bracco per la riproduzione

Ne deriva che lo sguardo non è solo dote estetica e caratteriale, in quanto gli occhi sanno esprimere sentimenti e intelligenza, ma indicazione di tipicità per ben allevare.

Tutti gli allevatori che ho conosciuto, del resto, sempre mi hanno mostrato i loro soggetti migliori sottolineando: «Hai visto lo sguardo di questo bracco?», volendo dire: «Hai visto che tipicità?». Lo sguardo quindi mostra – e questo vale ovviamente anche per le persone – qual è il carattere bracco italiano.

sguardo del bracco italiano
Galatea delle Crode di Giovanni Barbieri

L’occhio del bracco italiano

Questo sguardo non può essere quello sbarazzino del breton, neppure quello incazzato del pointer, quello deciso, a volte cattivo, di alcune razze da ferma tedesche. Diciamo che senz’altro si avvicina a quello dello spinone e anche a quello del setter inglese, sebbene quest’ultimo, pur essendo dolce, è più vivace, più brillante di quello del bracco. Per essere come l’abbiamo descritto occorre una cornice adatta, vale a dire un occhio come viene previsto nello standard: «esprimente bonarietà, né infossato né sporgente, ben aperto; l’apertura è ovale; le palpebre aderenti al bulbo; il colore dell’iride ocra più o meno scuro secondo la colorazione del mantello».

Entropion ed ectropion

Molti bracchi difettano di entropion (introflessione della palpebra verso il bulbo oculare) od ectropion (rovesciamento all’esterno della palpebra) ed in questo modo lo sguardo, anche se il carattere è da bracco, naturalmente ne risente. Il difetto della palpebra inferiore cadente, rossa, l’occhio fosco e melanconico, sempre cisposo, denotano tutto fuorché dolcezza nello sguardo. Non c’è nulla di più triste che vedere un cane bracco ben costruito che ha però lo sguardo poco intelligente e per di più dà l’idea di essere cascante, malato, poco sveglio.

L’entropion e l’ectropion sono difetti che menomano anche il lavoro a caccia: nel secondo caso, in quanto l’occhio è troppo aperto, entrano semi, polvere, pagliuzze che lo danneggiano. Nel primo ne entrano meno, ma una volta che questo avvenga non vanno più via. Per di più l’occhio viene ad essere sfregato continuamente dalla palpebra rientrante e produce muco cisposo. La miglior cosa è far operare.

Insisto e chiudo: scegliete sempre un bracco italiano cucciolo o un adulto con occhio espressivo e pulito. Non ve ne pentirete. Che il bracco sia bonario, pacioso e tranquillo, non significa ovviamente che sia un mollaccione e quindi non abbia l’ardore richiesto per andare a caccia. Se così fosse non staremmo qui a parlarne come cane da caccia ma, al massimo, come cane da compagnia.

Magari occorre sottolineare che è cane dai riflessi lenti, che le sue manifestazioni sono meno reattive e pronte rispetto a quelle di altre razze, che in sostanza è cane calmo. Questo è del resto evidente anche a caccia e previsto dallo standard di lavoro: l’andatura è di trotto, quindi più lenta del galoppo; la ferma è preparata da filata e non è di scatto; la guidata procede prudentissima; la sua natura è «calma e riflessiva», ecc.

Il bracco italiano vuole essere trattato come un amico

Questa calma dà al bracco anche quell’aria pensosa, da filosofo si è detto varie volte, quel ritmo di altri tempi, quando la storia aveva le gambe più corte di adesso e … le cose erano migliori. Per chi ci crede. Uno sguardo insomma che esprime quella bontà legata alle tradizioni buone di una volta. Una bontà che vuole essere ripagata, nel senso che il bracco vuole/deve essere trattato come un amico, no come un cane.

Sembra frase mielosa, ma nella realtà dei fatti è così. Il cane bracco italiano è animale e tale va trattato: bene, ma da animale. Voi non potete tenere fisso un bracco a catena, chiuso in canile, in un angolo buio lontano dal vostro sguardo. Non potete considerarlo a livello di macchina da lavoro, adoperarlo solo quando vi fa comodo, non degnarlo mai di una carezza o di vostra compagnia che non sia solo quella legata alla caccia. Lo potete fare ovviamente, ma in questo modo immiserite il cane, lo rendete triste, sospettoso.

Un bracco italiano non si può trattare al pari di altre razze

Tutti gli addestratori del resto, anche quelli non propriamente legati alle razze italiane, mi hanno più volte espresso il parere che un bracco italiano non si può trattare al pari di altre razze, ma che con lui vanno usate maniere dolci, carezze, non comandi imperiosi. E quasi mi commuovevo quando venivano a dirmelo dresseurs che hanno fama di duri, di usare sistemi forti, collari elettrici, fucilate nel di dietro, ecc.

Per cui ho sempre considerato Luigino Bottani (ma non scopro nulla) un intenditore della nostra razza bracco, vedendo come tratta in prova un bracco che ha commesso errore e per questo veniva squalificato. Manda ovviamente anche lui dei moccoli, però non sentito dal cane. Anzi al suo cospetto gli dice: «bravo, bravo, vieni qua …» e lo accarezza, invece di mandarlo a quel paese come verrebbe/viene voglia di fare.

Luigino Bottani
Luigino Bottani con uno splendido gruppo.

Non tutti ovviamente possiamo reagire a questo modo e non è un caso infatti che di Luigino Bottani ce ne sia uno solo. Però coloro che hanno carattere irruente devono trattenersi, perché vari soggetti sono permalosi, timorosi, sospettosi delle persone, timidi in una parola. Lo sono a volte per ereditarietà (e la consanguineità in questi casi è la massima colpevole, in quanto rende ipersensibili), ma anche perché i loro proprietari non li hanno saputi allevare e crescere.

Luigino Bottani
Luigino Bottani con Luna

Il bracco va portato fra le persone sin da cucciolo

Il bracco italiano fin da cucciolo va portato fra la gente, nel traffico cittadino, fra la confusione. E per abituarlo ai rumori e non avere cosi problemi con il colpo di fucile, ma soprattutto per renderlo confidente, affabile con le persone, socievole. Tutti voi conoscete l’importanza dell’Imprinting per un animale (anche per l’uomo) e come certe caratteristiche diventino acquisite fin dai primi mesi di vita, a volte fin dai primi giorni.

La «sindrome da canile», quella paura cioè nei confronti delle persone, delle cose, dei rumori, che prende molti cuccioli e che permane spesso anche in età adulta, dipende dal fatto che i piccoli nati hanno visto, dalla nascita fino ai primi mesi di vita, poche volte le persone, magari solo all’ora dei pasti, solo per qualche minuto e sono stati allevati in posti appartati, fuori da qualsiasi rumore.

Annamaria Matteuzzi
Annamaria Matteuzzi e i suoi splendidi bracchi italiani del Monte Alago

Portati in appartamento, in città, fra la gente mostrano tare che spesso non scompariranno mai: fobie, paure, timidezze, tremore ai rumori, ecc. Questo avviene ovviamente per tutte le razze, ma credo si manifesti con maggiore facilità nel bracco, in quanto qui ci troviamo di fronte a cane più sensibile, più bisognoso di contatto e di calore umano.

A caccia sin da cucciolo

Così da qualche anno io adotto il sistema di portarmi sempre dietro, anche a caccia, cuccioli che hanno solo tre mesi, appena mi sono accorto, tramite tentativi fatti con la pistola o con piccoli calibri di fucile, che non hanno paura del colpo. Devo allora spiegare agli amici che non ho alcuna pretesa venatoria (ovvio), ma intanto il cucciolo si abitua a stare in auto e dopo poco, qualora prima lo avesse fatto, non sbava più. Entra in confidenza con la gente, ne riceve carezze e si fa più socievole. Si abitua al colpo di fucile ed anche a vedere e riportare selvaggina.

Quando sarà il momento avrò poco o nulla da insegnargli. Mi diceva del resto Franco Sanchi, proprietario con i fratelli dell’omonimo allevamento che tanti campioni ha dato alla nostra razza:

che per addestrare un bracco val bene un pensionato che ha tempo da dedicargli per portarlo a passeggio fra le persone e poi sul la selvaggina, senza furia, senza forzare l’istinto: il bracco verrà da sè.

Chi non ha pazienza è bene che si dedichi ad altre razze

Chi non ha pazienza, chi non conosce, non sa o non vuol capire la psiche del bracco e ritiene, sul ritmo della nostra epoca, di andare di fretta, di forzare i tempi, è bene che si dedichi ad altre razze. Perderà meno tempo e otterrà le soddisfazioni che lui desidera. Io insisto su questi aspetti, perché dalla giusta considerazione del carattere del bracco italiano dipende anche la sua resa a caccia.

Bracco italiano
Carlo Scheggi con Furio

Noi dobbiamo cioè sapere che cosa può dare il bracco, ma metterlo anche nelle condizioni di rendere adeguatamente. E un cane, come una persona, che non si sente a suo agio, imbrigliato, impossibilitato ad esprimere appieno le proprie doti, renderà ovviamente meno delle sue reali possibilità.

Un carattere franco, aperto, spigliato

Dobbiamo quindi pretendere un carattere del bracco italiano franco, aperto, spigliato, confidente con le persone e il mondo che lo/ci circonda. Insomma un cane che sia agevole. Un bracco di questo tipo non vi darà alcun problema e andrà bene anche a caccia. La Breccia, la bracca più intelligente che ho avuto, abbaiava di giorno e di notte quando sentiva rumori sospetti e vedeva persona in lontananza. Insomma faceva la guardia.

Ma appena entrava in confidenza con qualcuno, se qualche nuovo amico si accompagnava a caccia con me, subito offriva loro la zampa e attendeva carezze. Aveva poco più di un anno, quando Paolo Ciceri, che me l’aveva regalata, la rivide ai Renacci in occasione di una prova. La bracca, uscita dall’auto andò a fare una corsa per sgranchirsi, poi ritornò da me che stavo parlando con Paolo e, alzatasi, gli mise le zampe sul petto. «Che carattere!» esclamò Ciceri. Il carattere del bracco italiano.

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Lo sguardo elegante del bracco italiano

Astra, sua figlia, è forse ancora più confidente: vuol saltare addosso alle persone, farsi coccolare, non ti lascerebbe mai. Noto tristemente che alcuni si meravigliano di queste effusioni (ed io ovviamente gliele lascio fare quando sono vestito da caccia o mi sono messo la tuta per pulire il canile), perché conoscono bracchi che sono sospettosi o comunque non presentano dimestichezza con le persone. Ma in questo caso trattasi di bracchi che hanno delle tare, che sono stati allevati male, oppure sono psichicamente malati. Andrebbero eliminati dalla riproduzione perché molte fobie sono ereditarie. Il bracco deve essere confidente, cordiale, affettuoso. Quando lo chiami deve accorrere gioioso, senza timore. Quando, tenuto a guinzaglio oppure è fermo, pronunci il suo nome, subito deve volgere lo sguardo verso di te in modo familiare e amichevole.

Un cane sempre appiccicato al padrone

Alla vista del padrone deve essere contento, scodinzolare, saltare in segno di festa. Io diffido di bracchi che non hanno queste caratteristiche. Voglio dire che diffido del la loro origine e della loro selezione. Certo anche questo ha un prezzo: quello di avere un cane che è sempre appiccicato al padrone. Vuole essere accarezzato, supplica con lo sguardo voce amica, un rabbuffo; cerca continuamente con il muso di lambire la mano. Fra queste si incunea, supplica con la zampa, si atteggia con la testa a posizioni strane quasi volesse venire in collo, racchiudersi fra le braccia. Cosi quando sono a caccia devo evitare di mettermi a sedere, perché in tal caso vengo assalito dalle effusioni. Cosa noiosissima soprattutto quando fumavo, perché oltre alla paura di bruciare il cane, non c’era mai verso di finire la sigaretta.

Il bracco deve essere anche discreto

Ma il bracco sa essere anche discreto, capire le situazioni ed evitare tante smancerie. Ricordo che, sempre la Breccia, non entrava in case nuove se non glielo dicevo espressamente. In caso contrario rimaneva ad attendere sulla porta. Furio l’ho tenuto vari mesi in una piccola stanza in città senza che desse mai noia o facesse rumore. La Flora l’ho curata dal cimurro in una soffitta, approfittando spesso anche della mia camera.

La Tosca, una simpatica roana che detti all’amico Lionello, usciva di casa al mattino, andava a fare un giretto di un’ora nei campi abbandonati del Galluzzo e poi tornava a casa da sola. Alcuni probabilmente si impressionano di certe taglie grosse ed hanno paura che il bracco sia cane troppo ingombrante per l’appartamento di città.

Certo occupa più posto di un bretoncino, ma sa non farsi accorgere della sua presenza. La calma e il carattere riflessivo de terminano la sua discrezione. Io ad esempio non uso mai il guinzaglio quando porto a spasso il bracco fra le strade cittadine: il cane risponde ai comandi e sa tenere andatura e comportamento consoni alla bisogna.

Vi assicuro anche che spesso mi dimenticherei di avere in auto l’Astra, perché non si fa sentire per nulla. Ultimamente sono venuto in possesso di una bracchetta (è di taglia piccola) bianca arancio, Ambra, che ha un bracco carattere formidabile: è festosa con tutti, appena ti vede porta qualcosa in segno di omaggio, ti guarda con sguardo languido per sapere se può saltare addosso, è ubbidientissima ad ogni comando.

Sono tutti così i bracchi? No, evidentemente

Sono tutti così i bracchi? No, evidentemente. Oltre ad averne trovati di timorosi, ce ne sono di strafottenti e cervelloni. Personalmente ne ho avuti due, due maschi. Oltre a non manifestare le solite effusioni dei bracchi, a non avere lo sguardo bonario, quando li chiamavi per nome, semplicemente tenendoli a guinzaglio, non si voltavano neppure a guardarti. Son questi cani stupidi, dai quali non potrai mai ricavare nulla, neppure la gioia della compagnia.

Così fu, sperando che non ricapiti mai. E, a dire la verità, son ri maste eccezioni. Degli altri due maschi uno, Taro di Spicciano, preso adulto a tre anni, in poco tempo si affezionò al nuovo padrone, senza dare mai problemi di carattere. L’altro che ho attualmente, regalatomi anch’esso da Paolo Ciceri, cioè Romeo dei Ronchi, detto Baruccio, si sta dimostrando, oltre che venatoriamente valido, cane simpaticissimo e particolare per la sua vivacità di carattere e le sue manifestazioni originali di comportamento. Tan to che, dopo averlo visto, molti mi hanno chiesto di avere un bracco: «cheperò sia come Baruccio …».

baruccio massimo scheggi
Romeo dei Ronchi (Baruccio) di Massimo Scheggi.

Termino raccontandovi quanto fatto dall’Astra. Io affido i miei cani a Mauro Moretti, addestratore professionista di Grosseto. Viola di Montepetrano per adesso ha guadagnato degli ECC e spero bene per il futuro. Astra gliela dò soltanto d’estate, senza alcuna pretesa, perché la porti sulla selvaggina quando io sono per ferie fuori Firenze e magari la presenti a qual che prova.

Soprattutto a livello promozionale, ma non per fare risultati. L’Astra fra l’altro parte come un pointer, tanto che Francesco Balducci, quando la vide chiese a Moretti: «Ma hai sbagliato categoria?». Ebbene ad una prova io stavo in disparte, nascosto dietro una macchia e coperto an che da amici. Arriva Moretti con Astra a guinzaglio. Prima di essere lascia ta la bracca annusa l’aria, si interroga intorno e appena sguinzagliata… corre verso di me, senza che potesse avermi visto. Era quasi tre mesi che l’avevo lasciata a Grosseto. Questo è il carattere del bracco italiano!

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