funzione e tipo nel bracco italiano

Funzione e tipo nel bracco italiano

In merito alla funzione e tipo nel bracco italiano esistono Due scuole di pensiero contrapposte: “Il tipo crea la funzione” oppure “la funzione crea il tipo”? 

Costvuito com’è, questo bvacco non può tvottave” –  sentenziò il piccoletto, strascicando ancor di più la sdolcinata erre moscia, tronfio nella sua presunzione di giudice d’esposizione.

Lo guardai da sopra gli occhiali e lui, comprendendo il senso della mia occhiata, mitigò l’asserzione: “Diciamo quantomeno che il suo tvotto savà bvutto”. Silenziosamente lo mandai a “scopave il mave”, quel bel mare azzurro davanti a noi perché eravamo in Istria.

Il cucciolone che non poteva trottare era Dumà del Boscaccio, che sarebbe diventato un grande trialler, gran stilista e, soprattutto, un razzatore di rango proprio perché riusciva a trasmettere il suo entusiasmante trotto.

La costruzione incide sul movimento fino a un certo punto…

Era pur vero che la spalla di Dumà non era esemplare e che era vistosamente “sgomitato”, ma ciò dimostra solo che la costruzione con il movimento c’entra solo fino ad un certo punto.

L’andatura di un cane è la manifestazione del suo patrimonio genetico, trascende l’inclinazione della spalla o della groppa ed altre astrusità che rappresentano tutt’al più uno dei fattori da cui dipende l’andatura, l’effetto dei quali può essere molto mitigato da altri elementi strutturali compensativi.

Certi cavalli trottatori da carrozza (gli hackney) esprimono la loro entusiasmante steppata altissima malgrado spesso la loro spalla sia piuttosto dritta e per far ciò “seminano”, cioè imprimono allo zoccolo un movimento leggermente rotatorio verso l’esterno. Lo stesso vale per i Bracchi italiani.

Anche Lir 2° Dei Ronchi seminava…

Il grandissimo Lir 2° dei Ronchi aveva anche lui spalla piuttosto dritta ed “aria ai gomiti” e – a ben guardarlo al trotto – lui pure “seminava”. E fu il cane che trasformò il Bracco italiano. Non a caso era il bisnonno di Dumà.

Lir 2° dei ronchi
Lir 2° dei Ronchi. Un marziano in quanto a presa di terreno. Un bracco italiano che, per l’epoca, arrivava direttamente dal futuro.

L’eterno dilemma che divide i cinofili

Per contro ci sono una caterva di cani costruiti perfettamente che si muovono male. La questione è quindi riconducibile all’eterno dilemma che divide i cinofili in due scuole di pensiero e cioè:

  • coloro che ritengono che “il tipo determina la funzione” 
  • coloro che ritengono che “la funzione determina il tipo”

Il tipo determina la funzione o la funzione determina il tipo?

I primi sostengono che la giusta costruzione sia la condizione imprescindibile per esprimere un buon movimento; i secondi sono convinti che il cane è tipico in quanto si muove stilisticamente bene, indipendentemente da come è costruito.

Un cavallo purosangue è valutato in base al cronometro e nessuno si sogna di verificarne l’inclinazione della groppa (Ribot era bruttino, ma volava); in una vacca si controlla la quantità di latte e di grasso, senza perdere tempo a guardare il garretto o il metatarso.

Il bisogno di legittimare la morfologia con motivazioni funzionali

Nella cinofilia dei cani da lavoro, invece, i giudici sentono l’ostinato bisogno di legittimare la morfologia con motivazioni funzionali.

Il piccoletto con l’erre moscia che sentenziò l’impossibilità di Dumà di trottare bene, probabilmente voleva riscattarsi dal frivolo ruolo di giudice di bellezza (in fondo i cani in passerella sono un po’ come le miss) vestendo i panni del cacciatore che valuta il cane in vista del suo utilizzo venatorio. E lì casca l’asino (senza offesa né per il giudice né per l’asino, è solo un modo di dire!).

Ed a questo bisogno di legittimazione non si sono sottratti anche grandi cinotecnici come il Solaro. Perché mai si doveva fornire una spiegazione funzionale dell’orecchio del Bracco italiano? L’orecchio è così com’è …..e basta! Ed invece no, è stata creata una giustificazione che trasforma il Bracco italiano in un segugio.

Teleolfatto e microlfatto??

Ma le astrusità son come le ciliegie, l’una tira l’altra, ed infatti è stata inventata la funzionalità olfattiva dei seni frontali (!?!), il nesso fra la loro dimensione e l’orientamento degli assi cranio facciali, da cui la “perla” del teleolfatto e del microlfatto, nonché la spiegazione che mette in relazione l’andatura del Bracco italiano con la sua canna nasale.

dumà del boscaccio
Cesare Bonasegale con Dumà del Boscaccio.

Che differenza può fare nella funzione olfattiva se l’aria viene inspirata in una canna nasale che guarda un po’ più in su o un po’ più in giù? Nessuna differenza, diamine!

Quello che conta è che tenga alta la testa

Quel che conta è che il cane tenga alta la testa perché le particelle d’odore emanate dalla selvaggina tendono ad elevarsi (salvo eccezioni) e quindi per avvertirle, soprattutto da lontano, il naso deve essere “in quota”, cioè alto. E questo vale per tutti i cani da ferma e non c’è motivo al mondo per il quale il Bracco italiano, in quanto trottatore, deve portare la testa più in alto del kurzhaar, galoppatore.

Eppure fiumi d’inchiostro son stati versati per assurdamente spiegare che il Bracco italiano deve trottare perché solo il trotto gli consente di tenere la testa tanto alta quanto gli impone l’orientamento della sua canna nasale.

Quante storie! Bastava dire: il Bracco italiano trotta perché questa è la sua peculiarità distintiva …. e se non vi piace cambiate razza! Ciò non toglie che la tipicità morfologica e lo stile del movimento vanno mantenuti come imprescindibile condizione differenziatrice delle varie razze.

Ma la smaniosa ricerca della giustificazione funzionale arriva persino a coinvolgere la tipicità del mantello ed a costruire un fantomatico nesso fra anomalie del pigmento e caratteristiche comportamentali.

Pigmento nero, manto unicolore e focature nel bracco italiano

Nel patrimonio genetico del Bracco italiano sono esclusi il pigmento nero ed il manto unicolore che – fra l’altro – sono entrambi manifestazioni di geni dominanti. Quindi un sedicente Bracco italiano con macchie nere o unicolore, in realtà non può che essere un meticcio di prima generazione, probabilmente figlio di un kurzhaar. Nessuna sorpresa perciò se un falso Bracco italiano con macchie nere unicolore ha comportamenti da pointer o da kurzhaar.

Tutt’altro significato hanno invece le focature proprio perché espressione di un gene recessivo da sempre presente nella razza (vedere descrizioni dei mantelli dei Bracchi iscritti alla fine del 1800), che si evidenzia nei roani marrone e di cui però i bianco arancio possono essere portatori. Da notare fra l’altro che le focature sono presenti ed ammesse in tutte le principali razze da ferma. A dimostrazione dell’assoluta ignoranza in materia di genetica dei mantelli, c’è però chi sostiene che il bracco focato è un meticcio di segugio.

Poveri noi, quanti pregiudizi! Basterebbe dire che le focature e le tigrature sono indesiderate e quindi oggetto di penalizzazione. Che bisogno c’è di giustificare a tutti i costi in chiave razionale quella che è una valida motivazione di carattere estetico, a suo tempo decisa dagli estensori dello standard? (e che credo nessuno abbia oggi intenzione di rinnegare). Per neri e unicolore è giusta la squalifica perché sono dei meticci. Per focati e tigrati basta la penalizzazione, perché sono Bracchi italiani a tutti gli effetti, pur se difettosi.

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