Ennio Dehò e il canile del Crostolo

Edmondo Amaldi

ennio dehò

Ennio Dehò, grande cinotecnico e dresseur professionista, amante del bracco italiano e di altre razze con il suo allevamento “Del Crostolo”, fu figura di primaria importanza nel processo di recupero del continentale italiano dai disastri ottocenteschi

La fine della 1ª guerra mondiale 1915-18, trova sulla breccia Ennio Dehò di Reggio Emilia (classe 1889), giovane esuberante, impiegato di banca, che torna dal primo conflitto mondiale con un vistoso bottino: un bracco italiano di tipo pesante o, per meglio dire, un grande bracco.

Presto capì che la sua vita erano i cani e quindi si licenziò dall’impiego in banca per dedicarsi alla sua Naturale Passione, come addestratore veniva paragonato al Mago di Cerea Gianni Puttini, dove dimostrò di avere doti non comuni.

1935. Il Grande Ennio Dehò con un gruppo dei suoi “Del Crostolo”.

Aveva conoscenza della Morfologia Canina che rispecchiava il Dott. Solaro, e come Giudice di Prove ed Expo era paragonato per Competenza e Carisma a Giulio Colombo.

Come Dresseur il nome di ennio Dehò è legato a Trialler come i Setter Broni Anno 1935 e i due Fratelli Milis e Flero Anno 1936 figli del Celebre Lingfield Mystic, in una Prova corsa a Bolgheri nel 1940 giudicata da Solaro e Cajelli alla relazione che vedeva ai primi tre posti Broni, Milis, e Flero dissero rara Performance, forse mai raggiunta e ben difficile da essere battuta!

Ennio Dehò era comunque modesto e non ne faceva questione Economica la Cinofilia la faceva per passione, il suo detto era vivo alla giornata.

Bill il capostipite dell’allevamento del Crostolo di Ennio Dehò

Bill, questo era il nome del cane, diventa famoso in tutta Reggio Emilia per le sue gesta venatorie e a causa della sua intelligenza superiore, unita ad adeguato addestramento, si fa notare anche fuori dall’ambiente venatorio e diventa popolare. Sembra che Bill fosse un trovatello, certamente di puro sangue e ben dotato al punto che effettuò lei primi premi e in esposizioni e in prove sul terreno.

bill del crostolo
Bill del crostolo

Ennio Dehò mi assicura che Bill era figlio di una bracca roana, Lea del Trebbia, e di un maschio bianco – arancio di nome Luchi, purissimo, ma non iscritto data l’apatia dei cacciatori d’allora verso il Kennel Club Italiano.

Bill fu pertanto un LIR (Libro delle Origini) e da qui nacque la fola del trovatello data l’incompletezza del suo albero genealogico che fece pertanto dubitare anche della sua purezza. Fu questo il capostipite del canile del Crostolo. Bill del Crostolo, bianco arancio, non era secondo a nessuno su qualsiasi selvaggina. Morì in ferma su starne in età molto avanzata.

Notte e giorno a bordo di una motoretta…

Il Crostolo è un fiume che passa per Reggio e diede il nome all’allevamento dei bracchi di Ennio Dehò. Le femmine da accoppiare con Bill, Dehò le andava a scovare notte e giorno a bordo di una motoretta ed arrivò così alla creazione di un discreto allevamento, coadiuvato in questo dal dott. Carlo Fontanesi, medico dell’Ospedale Psichiatrico locale.

Quando Dehò si accomiatò dalla città natale, il dott. Fontanesi allevò ancora bracchi col canile Nemeris. Abbandonò poi i bracchi per i pointers e questi cani li allevò fino alla sua morte avvenuta nel 1962. Fontanesi lasciò alla sua città la passione per il pointer e la nostalgia per il bracco.

Essere braccofilo non significa avere il bracco…

Dehò, fu un braccofilo come fu braccofilo Gianni Puttini di Cerea (Verona): nacquero col bracco nel sangue. Perché, dirà il lettore, Puttini e Dehò arrivarono alla fine della loro carriera senza un brocco? Caro lettore, essere braccofilo non significa avere il bracco. Puttini e Ennio Dehò erano dresseur professionisti: essi vivevano addestrando i cani.

Ennio Dehò nella foto Tra Paolo Ciceri e lo zio Luigi Allevatore dei “Dell’Adda” Roma 1937.

I cani seguono la moda e siccome la moda voleva cani galoppatori furono obbligati ad addestrare, allevare e vendere, cani galoppatori per ragioni finanziarie o se più ti piace per poter meglio sbarcare il lunario, lo so quale fuoco di passione per il bracco bruciasse in petto a questi cinotecnici consumati!

L’atavica passione per le razze italiane di Ennio Dehò e del “mago” Puttini

Quando ci trovavamo qualche prova sul terreno si discorreva, dopo cena, di cani e se parlavi del bracco li vedevi ingigantirsi. Vedevi i loro occhi scintillare, vedevi due vecchi che ringiovanivano, vedevi l’atavica passione per le nostre razze riaffiorare, notavi la competenza della descrizione dei caratteri razziali avvenuta in seguito all’esperienza più che per studio: cani descritti nei minimi particolari, assaporati nelle più lievi sfumature.

Il bracco italiano, amici miei, è un gigante, un potente complesso fisico con un cervello da filosofo al punto che fu definito “filosofo pensante”.

ennio dehò
24 giugno 1933. Fa “Del Crostolo” di Ennio Dehò all’esposizione internazionale di Torino.

La scuola di Ennio Dehò per Edmondo Amaldi

Ennio Dehò approdò a Ponte Taro nel 1939 , presso la Trattoria Mantelli , ove piantò le tende per un modesto allevamento personale e ove si trattenne sino al 1943

Ma ritorniamo al cinotecnico Ennio Dehò che contribuì alla mia formazione di cinofilo quando avevo solo sedici anni.  A quel tempo ere studente liceale a Parma e, casualmente, Ennio Dehò addestrava setters a Ponte Taro. Potete immaginare con quale profitto studiavo! Tutti i giorni andavo in bicicletta a Ponte Taro in aiuto all’amico Ennio Dehò, tanto affaticato nell’addestramento.

Dehò mi trattava piuttosto male: mi faceva delle domande alle quali non sapevo cosa rispondere ed allora eccolo insultarmi per la mia ignoranza cinotecnica. Se mi stancavo a forma di tenere al guinzaglio i cani che, per il desiderio di correre tiravano come buoi, mi diceva: “Ieri sera sarai andato a ballare e pensi che si possa conciliare il ballo con la passione dei cani! O si diventa ballerini o si diventa cinotecnici!” Se seguivo qualche altro sport, calcio o ciclismo, apriti cielo: “Quante passioni vuoi coltivare nella vita? Se vuoi eccellere in una devi abbandonare le altre. E lui aveva due passioni i cani e le donne. I cani erano la sua vita: viveva per i cani.

Fra essi preferiva il bracco italiano innanzitutto ed il setter inglese: rispettava il pointer, sopportava il breton, disdegnava il bracco tedesco.

1933. Emilio Buglia e Ennio Dehò.

Il manzo al cane a te la verdura…

Un giorno, dopo l’addestramento, mi fermai a colazione con lui. Aveva un setter con inappetenza e ordinammo due porzioni di manzo con verdure e Dehò diede il manzo al cane “perché la verdura che ha più vitamine la mangio io“, diceva. Questo discorso delle vitamine nei vegetali me lo fece perché voleva che anch’io dessi la mia porzione di manzo in pasto al suo setter.

Avevo 16 anni e potete immaginare l’appetito di un giovane sano, reduce da una camminata in aperta campagna: a malincuore divisi con il setter la fetta di carne.

Ennio Dehò in compagnia dei suoi setter

Cit della Spia un setter più alto che lungo

Un mio amico, alla morte di Luigi Tonolini, titolare dell’allevamento della Spia, in Solferino (Mantova) acquistò Cit della Spia, setter inglese tricolore. Mi mostrò questo cane al lavoro e ne rimasi entusiasta. grande velocità guidata da biscia. Lo portammo in visione a Dehò perché quel setter inglese doveva secondo il mio modo di vedere, diventare il re dei triallers.

Quando Dehò lo vide al guinzaglio disse: ” Caro Edmondo, credo che tu prenda lucciole per lanterne“. “Perché” chiesi meravigliato. “come vuoi che faccia questo povero setter a correre con stile che è più alto che lungo?!”.

Guardai il cane e notai che Dehò aveva ragione. Il mio amico mi lanciò uno sguardo diabolico perché lui non aveva ambizioni cinofile e a Ponte Taro era venuta, Da Volta Mantovana, dietro la mia insistenza: lui aveva preso Cit per andare a caccia e basta. Provammo il setter e alla partenza, alle prime falcate notai che Ennio aveva ben diagnosticato: io avevo sbaglio per l’ennesima volta, ma avevo imparato qualcosa di essenziale.

1934. Bello Dei Ronchi di proprietà di Ennio Dehò.

Nell 1944 Ennio si trasferì a Borgone di Salsomaggiore traslocando, lui e i cani , con un magro cavallo e un mal sicuro carretto del suo amico Ugo Brugnoli, allevatore di pointer .

A fine guerra ritornò a Ponte Taro rimanendovi fino al 1946 . Ma un bel giorno prese il volo per Città di Castello quale addetto ai cavalli e cani presso la Contessa Cesaroni Venanzi, già sua amica d’infanzia .

Le donne

Per quel che riguarda le donne Dehò le osservava e le curava in dipendenza alla funzione sessuale e sensuale, ma teneva più in considerazione i cani delle donne.

Organizzò in provincia di Parma delle gara su quaglie liberate, su selvaggina naturale in zona di ripopolamento e, strano a dirsi, una gara su conigli domestici alla quale assistetti. Fu questa le prima e ultima volta che sentii parlare di caccia pratica su conigli domestici

Astrer del Baldo, figlio di Bill

Fra i figli di Bill del Crostolo notiamo il campione Aster del Baldo del Dott. Amistani. A detta dei vecchi cinofili Bill era superiore ad Aster sia per bellezza , sia per lavoro.

aster del baldo
1925. Ch. Aster del Baldo di Amistani. All’epoca in competizione con Bill del Crostolo di Dehò.

Ennio Dehò e Bill crearono nuovi braccofili e fra questi ricordiamo Elio Ferrari di Carpi che iniziò un piccolo allevamento e il Sig. Tancredi Nodari di Asola che ebbe belle soddisfazioni anche in manifestazioni cinofile.

Ennio Dehò morì nel 1981 nell’Ospedale Civile di Castiglion Fiorentino all’età di 94 anni.

 

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