bracco italiano pesante

Bracco italiano pesante | Cenni storici

Un approfondimento storico, datato 1908, sul bracco italiano pesante e le sue caratteristiche

Il bracco italiano pesante nelle memorie di Ferruccio Faelli

L’Italia fin da tempi a noi lontani possedeva dei cani da caccia di rinomata fama, desiderati e richiesti dovunque per la loro valentia prima nella caccia col falco, poi con le armi da fuoco: essi furono gli antenati degli attuali bracchi italiani.

E della verità di quanto scrivo ne fanno fede documenti storici ed opere scientifiche e letterarie che qui riporto. Verso la fine del secolo XV ed al principio del XVI la Corte di Gonzaga di Mantova allevava dei cani da caccia ricercatissimi da signori e da principi ed infatti nel 1510 Fabrizio Colonna capitano al seguito di Giulio II, all’assedio della Mirandola, ed appassionato cacciatore scriveva una lettera al marchese Francesco Gonzaga facendo sperticate lodi dei suoi cani dei quali egli ne aveva avuto uno da tutti invidiato, e chiedendone un altro “de la medesima sorte o maschio o femmina che l’hauero più charo se me donasse un castello: ed io le offeriria quanti cavali ho et tutte le cose mie“.

Ch. Arpia di Tregolo (K.C.I. 1255) bracco italiano pesante del Cav. Luigi Beretta

Il marchese gliene mandò quattro e Fabrizio Colonna gli scrisse ringraziandolo e mandandogli “el meglio gianeto me troui hauere. Et ultra questo melli faccio tributario omne anno di un bello puledro della razza del Re

Nel poema « La Caccia » di Erasmo di Valvasone scritto verso la metà del secolo XVI, si parla dei cani per la caccia con la rete e con il falco e in dica al cacciatore come deve sceglierlo, con queste strofe:

Ma resta ben, ch’io ti dipinga ancora
La sembianza d’un can che ti contenti:
Quei fia per te, che l’ pel bianco colora
Di rosse macchie, come fiamme ardenti.
Altri è che del color che tien la mora
Vuole che le macchie sian negre e frequenti:
Tu dopo il rosso in quel pon la tua speme,
Che ‘l candido compon col bigio insieme.

Ma ciò non basta: larga abbia la fronte,
Penda il labbro e l’orecchia; il naso simo;
Quadra abbia la persona; e sode e pronte
Sien le membra dal sovrano e l’imo,
Da non stancarsi per poggiar al monte,
Ne per passar oltre a fangoso limo;
Paranco, che più vago il collo renda, S
e come le bue la soggiogaia penda.

Nel secolo XVII Aldovrandi descrive in questi termini il cane bracco: “Canis sagax (vulgo brachus), an unius vel varii coloris sit parum refert: in Italia eligitur varius et maculosae lyuci per « similis, cum tamen niger color, vel allms aut “fulvus non sit spernendus“.

Da quanto ho trascritto si vede dunque che si parlava del bracco italiano cinque o sei secoli or sono e nelle descrizioni date si osservano molti caratteri che ancora sono conservati dai loro discendenti quali le labbra e le orecchie pendenti, il colore bianco e rosso, le membra forti e robuste, nell’insieme tarchiato.

Il bracco lombardo e il bracco piemontese

Anticamente non vi era che il bracco italiano pesante, distinto però in due sottorazze e cioè il roano marrone o bracco lombardo, ed il bianco arancio o bracco piemontese, ora (primi del ‘900 ndr) invece si ha il bracco italiano pesante ed il bracco italiano leggero, tanto nel roano marrone, come nel bianco arancio. Però il bracco leggero bianco arancio ha in questi ultimi tempi maggior diffusione degli altri, mentre il grande bracco non è più tanto in voga.

bracco lombardo
Bracco pesante Lombardo

Le attitudini

Le attitudini e le qualità morali dei bracchi Italiani sono identiche a quelle osservate negli altri bracchi. Essi sono d’indole buonissima, sono intelligenti e con molta facilità imparano quanto l’uomo esige da loro per la caccia, secondo gli usi attuali e secondo le condizioni create dal progresso delle armi da fuoco e delle polveri che ora si adoperano: essi dimostrano evidentemente la loro gioia ai primi segni che fanno loro intravedere l’intenzione del loro padrone di andare a caccia, per la quale sono appassionatissimi e vieppiù si appassionano quando il cacciatore uccide la selvaggina da loro segnata, mentre si disgustano e dimostrano il loro dispiacere col rifiutarsi di lavorare o di seguirlo quando esso con molta facilità sbaglia diversi tiri.

Il carattere

Il carattere del bracco italiano è sensibilissimo tanto alla lode come al biasimo ed al rimprovero e se per caso capiti loro di fare ciò che non dovrebbero, lo capiscono e si nascondono cercando ogni mezzo di schivare l’incontro col padrone, ma arrivato il momento in cui si trovano alla sua presenza, la loro fisionomia, il loro occhio fanno conoscere il dispiacere, il timore di essere battuti e rimproverati, e si piegano sugli arti fino a toccare il terreno col ventre, abbassano la testa pur dirigendo lo sguardo addolorato e mesto verso di lui, strisciandosi ai suoi piedi quasi supplicanti il perdono ed imploranti pietà. Sono di carattere allegro, vivace, e molto volentieri giocano coi bambini, coi fanciulli o prendono parte ai loro giuochi comprendendo ciò che devono fare per divertirli, intuendo i loro desideri, felici e contenti della felicità dei loro piccoli amici.

Lo snobismo invadente…

Tutto parla in essi, tutti i loro sentimenti sono rispecchiati nella loro bella e simpatica testa, nei loro occhi tanto buoni e intelligenti. Nessuno che non li abbia posseduti può concepire l’affetto che essi ispirano, e tu, mio buon Fritz, mentre scrivo queste parole mi salti davanti alla mente e non faccio che rammentare le tue qualità, e ti vedo nei diversi momenti della tua vita come in un perfetto cinematografo. Ebbene questo prezioso cane che un tempo ci fu invidiato anche da altre nazioni, ebbe il suo momento di decadenza; lo snobismo invadente lo aveva degradato ed umiliato e non era buono che ciò che ci proveniva dall’estero: un cacciatore seguito da una bracco era deriso come chi portasse ora un fucile a bacchetta, e questo povero cane era disceso all’ultimo gradino della scala, per lasciare il posto specialmente al nobile pointer.

Nessuno più se ne curava ed era sulla via di scomparire e di restare solo un ricordo storico; fortunatamente una non tarda resipiscenza fece di nuovo desiderare il vecchio bracco tanto adattato al nostro ambiente, la ricerca si fece sempre più intensa, si ricostituirono dei canili di bracchi, nelle esposizioni cominciarono a figurare nei pro grammi da cui erano stati radiati, la capricciosa moda li prese di nuovo a proteggere e finalmente siamo arrivati a riavere un buon numero di magnifici ed ottimi bracchi i quali possono stare alla pari, se non li superano, ai pointers e setters. Ma mi accorgo che la passione mi trascina e mi fa sconfinare, perciò torno, mio malgrado, in careggiata e descriverò qui il grande bracco Italiano, l’unico dei bracchi che superi l’altezza di 0.65 e che possa quindi essere iscritto fra i cani d’alta taglia.

Ho già detto che il bracco italiano pesante si di vide in due sottorazze e cioè il roano marrone o lombardo, ed il bianco e arancio o piemontese detto anche bracco nobile: in Francia è conosciuto anche sotto il nome di braque bleu o grand braque bleu, e di questa denominazione non so darne la origine.

bracco piemontese
Bracco pesante Piemontese

Caratteristiche del bracco italiano pesante

Aspetto generale

Taglia alta, conformazione robusta, piuttosto tarchiato, coda sempre rivolta verso il basso, o portata orizzontalmente tanto al riposo che in azione; fisonomia imponente, seria; sguardo pensoso e melanconico.

Testa

Grossa leggermente compressa ai lati; protuberanza occipitale molto pronunciata; largo, lungo, diritto o qualche volta molto legger mente montonino; con depressione leggiera fra la regione frontale e nasale (stop): canna nasale lievemente montonina o diritta; narici larghe e ben aperte; punta del naso colore carne o marrone, se condo il colore del mantello, ma non deve essere mai nera. Il palato e le gengive rosee; le labbra grosse, pendenti; numerose pieghe alle commessure delle labbra; molte rughe sulle guancie e sulla fronte. naso

Orecchie

Lunghe e larghe, attaccate all’altezza degli occhi, ben aderenti alla testa, cadenti in pieghe graziose, e leggermente rotonde all’estremità.

Occhi

Ovali, di colore giallo d’ocra, quasi sempre semichiusi durante il riposo, con un’e spressione seria e melanconica; aperti ed ardenti durante l’azione. Quasi sempre la palpebra infe riore è un poco rovesciata; entrambe le palpebre sono guernite di molte ciglia.

Collo

Grosso, robusto, piuttosto corto, ro tondo verso la nuca; la giogaia è alquanto pronun ciata ed è ritenuta difettosa se è troppo abbondante e indivisa.

Dorso

Largo, diritto; reni ampie, rotonde e muscolose; groppa corta e larga.

Torace

Largo, profondo, ventre retratto nella regione posteriore.

Coda

Non deve passare il livello del garretto; quando ha subito la caudotomia non deve essere più lunga di 15 centimetri. Grossa alla base, sottile in punta: è interamente coperta di peli fini, rasi e folti. Deve essere portata orizzontalmente piuttosto deviata in basso che in alto. Proscritti i bracchi ecaudati, cioè senza coda, quelli a coda intera, e quelli a coda rivolta all’insù.

Membra anteriori

Spalle muscolose attaccate obliquamente al torace: avambraccio diritto, mu scoloso: carpo o nodello largo e diritto.

Membra posteriori

Coscia muscolosa, gamba forte, garretto largo diritto; tarso lungo con spe roni od unghielli. Ammessi, ma non preferiti, lo sprone snodato ed il doppio sprone, ed è tollerata l’assenza dello sprone.

Piedi

Rotondi, grossi, a dita ricurve e ben avvicinate, pianta dei piedi grossa, elastica, resi stente; unghie forti, corte, di colore bianco, gial lastre o brune, secondo il mantello, mai nere.

Pelo

fino, molto fitto, corto su tutto il corpo, senza eccezione.

Colori

Bianco (Aschieri estinto ndr), bianco a macchie arancio più o meno intenso; pezzato arancio sul fondo bianco; bianco a macchie color marrone, o il fondo bianco punteggiato da piccole macchie colore marrone: in fine grigio o roano a macchie marrone. Il più diffuso ed apprezzato è il bianco arancio. Non deve mai es sere di un colore solo (zaino) salvo il bianco, o fuo cato. Proscritti il manto colore nero, bianco e nero, tricolore, il fulvo, il nocciola tricolore. Preferita la maschera facciale simmetrica, tollerata l’assenza di maschera, e la testa di moro.

Misure

  • Altezza alla spalla cm. 67
  • Lunghezza dalla punta del braccio alla coda cm 68-70
  • Perimetro toracico cm 77
  • Lunghezza della testa cm 28
  • Lunghezza delle orecchie cm 24
  • Peso Kg 35-40

 

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