Il canile di Tregolo del Cav. Luigi Beretta

Angelo Vecchio

canile di tregolo

Luigi Beretta, fondatore del canile di Tregolo, fu uomo di larghe vedute e dai molteplici interessi. Alla fine del 1800 si dedicò all’allevamento del bracco italiano e del Setter, raggiungendo risultati degni di nota

Raccontare la storia di Luigi Beretta e del canile di Tregolo è operazione complessa, tanto densi e molteplici furono gli interessi di questo “visionario” ed esteta, amante delle cose belle, che con il suo operato diede lustro al bracco italiano in un periodo storico assai difficile per il nostro continentale da ferma.

Luigi Beretta fu un appassionato sportman che si dedicò con anima e cuore all’allevamento del bracco italiano e del setter Laverak. Del primo possedeva Aurora, Dora IV, Dora V e Tom Lodi, elementi dalle forme assai distinte e laureati, specie i due ultimi, alle Esposizioni. Con Aurora il Canile di Tregolo debuttò ai Fields.

Per dare un’idea dell’importanza che ebbe il canile di Tregolo diremo che a Tregolo, nell’ amena Brianza, l’egregio Cinofilo fece costruire in un recinto chiuso dei box in muratura eseguiti su un modello in cui la praticità, l’igiene e l’eleganza si fondavano assieme. – Nell’ammirare i ritratti delle tre sopranominate fattrici ed i tipici gruppi di cuccioloni è facile convenire che Luigi Beretta oltre essere stato felice nelle sue scelte, fu assai lodevole per il suo principio di ricorrere sempre agli stalloni “migliori” per i suoi accoppiamenti.

Chi era Luigi Beretta

luigi beretta
Luigi Beretta

Luigi Beretta faceva parte del piccolo animoso nucleo di cinofili che nel 1898 ricostruirono l’allora chiamato Kennel Club Italiano e già nel 1899 concorreva con bracchi italiani e setters inglesi alle Esposizioni e Prove riconosciute ottenendovi altissimi successi.

Appassionato di tutte le attività sportive, dato ebbe diverse riserve di caccia e di pesca, Luigi Beretta iniziò la sua opera sportiva con la cinofilia e con l’ippica prodigandosi nell’allevamento canino e del cavallo da corsa al trotto, costituendo i due nuclei del Canile di Tregolo nell’omonimo paese della Brianza e della Scuderia Ambrosiana alla Cascina Poncia per il cui allevamento importò alcuni setters inglesi Bleu Belton (C. H. Mallwyd Don, Mallieyd Bell, Eglantine de Carrat ecc.) il famoso trottatore ameriano Colonell Kuser. Tenne pure, però senza allevarli, distintissimi borzois, bulldogs e fox-terriers a pelo liscio.

canile di tregolo

canile di tregolo

canile di tregolo

Il canile di Tregolo

canile di tregolo
Vista del canile dall’alto

Il nome di Luigi Beretta però in cinofilia non può andare disgiunto nella memoria dei cinofili italiani da quello di Tregolo, reso famoso dai bracchi italiani da lui allevati. Per l’allevamento canino egli aveva fatto costruire nella sua villa di Tregolo un grandioso canile in sette corpi di fabbrica, che per architettura e singorilità di arredamento poteva ritenersi unico nel genere. Furono conduttori dei suoi bracchi e dei suoi setters prima Ferdinando Trebbi, poi Ulisse Donesana.

Ingresso del canile di tregolo

L’attentato e il declino

Ma ad interrompere quella che era già più di una promessa bensì una realtà sopraggiunse nel 1904 una fosca vicenda. Luigi Beretta fu vittima di un attentato alla vita da parte di un cinofilo militante nel campo giornalistico verso il quale si era affidato in piena e fiduciosa amicizia. Uscì illeso dal fosco attentato per il sopravvenuto pentimento del sicario e mostrò la sua grandezza d’animo con il perdonare a questi e con l’aiutarlo finanziariamente affinché fuori d’Italia potesse ricostruirsi una seconda vita.

Purtroppo l’episodio allontanò il Beretta dalle competizioni cinofile; demolì il canile di Tregolo, pur conservando per le sue caccie i migliori suoi bracchi italiani, cui restò affezionato fino alla morte, si diede ai viaggi: visitò l’Asia Minore e le Indie intercalandovi spedizioni di caccia nell’Egitto, nel Sudan, in Eritrea ed in Somalia, raccogliendone poi ricordi nella torre di Tregolo da lui fatta restaurare. Amò la sua vecchia Milano la cui storia conosceva profondamente, e di essa costituì una raccolta di stampe e dipinti che poi donò al Comune di Milano.

Nel pieno della sua vita intensa ed esuberante ebbe la sventura di perdere la vista. Dopo un tempo di raccoglimento la sua attività riprese in tutti i campi preferiti, la storia, l’arte, e la cinofilia; con l’ausilio di devoti amici riprese anche l’allevamento del bracco riportando ancora nelle Esposizioni vivi successi al nome di Tregolo: Eril, Eglantine, Eden, Gavotte, Glory di Tregolo.


Ricostruzione della genealogia di Arpia di Tregolo

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